I.Miei.Giorni.Piu.Belli.2016.iTALiAN.AC3.BRRip.XviD-TTN
Dopo un soggiorno in Tagikistan, Paul Dédalus, antropologo francese,
rientra a Parigi. Fermato dalla polizia di frontiera, viene interrogato
da un funzionario della DGSE (i servizi segreti esteri francesi). Paul
Dédalus deve spiegare l'esistenza di un suo perfetto omonimo, un ebreo
russo nato il suo stesso giorno, rifugiato in Israele e morto da qualche
anno e da qualche parte in Australia. Paul cerca nei ricordi e risale
il tempo, indietro fino all'infanzia, alla morte per suicidio della
madre, alla sua giovinezza coi fratelli e il padre vedovo inconsolabile,
il suo incontro con la dottoressa Behanzin, all'origine della sua
vocazione per l'antropologia, e quello con Esther, il suo primo e
struggente amore.
È un nome che dona al film di Arnaud Desplechin il suo primo respiro.
Chi è Paul Dédalus? Chi è quest'uomo che confrontato con un'identità
parallela si mette a sondare la sua? E cosa definisce un uomo? Il nome,
la data e il luogo di nascita scritti sul passaporto? Oppure i ricordi
incalzanti che si contendono lo spazio nella sua memoria, scrivendo
giorno dopo giorno i capitoli di un romanzo intimo? Facciamo un passo
indietro. Paul Dédalus è l'eroe de
I miei giorni più belli ma
il suo nome viene da lontano. Alter ego di James Joyce venuto al mondo
con "Ritratto dell'artista da giovane" e poi 'cresciuto' nel suo
"Ulisse", Dédalus è il doppio finzionale di Desplechin concepito nel
1996 (
Comment je me suis disputé...ma vie sexuelle) e incarnato da Mathieu Amalric. Dodici anni dopo riemerge bambino in
Racconto di Natale e sotto il tetto della grande casa
roubaisienne della matriarca Junon/
Deneuve,
diciannove anni dopo ritorna in un film-fiume declinato in tre capitoli
che gradualmente crescono in ampiezza e durata, accompagnando il
protagonista dall'infanzia all'età adulta.
Seguendo il modello stabilito da
François Truffaut,
Desplechin riprende il personaggio di uno dei suoi primi film per
fargli vivere delle nuove avventure, passate e presenti. (Es)tratto da
Comment je me suis disputé...(ma vie sexuelle),
Paul Dédalus non è più lo stesso ma non è nemmeno un altro (ieri
filosofo, oggi antropologo). Scarti e incoerenze (intenzionali) tra i
due Dédalus rendono (im)possibile il proseguimento di un film
nell'altro, cortocircuitando e riorganizzando tutto in un
egopic che afferma il primato della soggettività e dell'introspezione.
Tuffato nella sua memoria, Paul Dédalus pesca tre ricordi, quelli del titolo francese (
Trois souvenirs de ma jeunesse): il primo, breve e violento, fa eco alle opere passate del regista e ad altri grandi momenti del cinema sull'infanzia (
Truffaut e
Pialat,
Rossellini e
Buñuel); il secondo rimanda a un altro mito fondatore del cinema di Desplechin, quello dello spionaggio (
La Sentinelle), la
belle aventure (la gita scolastica in URSS) serve all'autore per concepire un altro Paul Dédalus, il giovane ebreo a cui il
nostro,
personaggio eroico bigger than life, dona il suo passaporto per
raggiungere Israele; il terzo, cuore battente del film, è consacrato al
soggetto amato, Esther, adolescente dall'
allure fatale che lo fa capitolare per sempre. Il
souvenir conclusivo e più lungo è in sostanza un
teen-movie,
un film 'per corrispondenza' (tra Roubaix e Parigi), una storia d'amore
ordinaria e magnifica e magnifica perché ordinaria. Un sentimento che
non ha niente di eccezionale se non di essere stato vissuto e mai
dimenticato.
Scandito dai turbamenti e dagli eccessi della passione, dalle lettere
che gli amanti si scrivono e leggono guardando in 'camera', il terzo
episodio si svolge sullo sfondo della caduta del Muro di Berlino che
segna la fine dell'adolescenza e trasloca Paul a Parigi. E a Parigi il
protagonista, che prende a pugni la vita e si lascia pestare dalla vita,
avvia i suoi studi di antropologia ed elegge, dopo la zia, una nuova
madre adottiva, la professoressa Behanzin che ha il nome di un re
africano senza regno, eroe mitico della resistenza alla Francia
coloniale. Egoista e passionale, Esther è la magnifica ossessione di
Paul che apprende la vita, cresce, invecchia e si scopre ancora pieno di
un "furore intatto" davanti al suo rivale, l'amico canaglia che lo
derubò del suo 'bene', e al sentimento irriducibile per Esther, che ha
amato, tradito, lasciato, ripreso, ripensato, rivissuto. Desplechin
filma il loro desiderio adolescente in quello che ha di più grande e
tragico: una libertà che aiuta a determinarsi e a diventare soggetto
quando sei giovane, un 'peso' di cui non sai più che fare quando sei
diventato grande. Creatura e creatore, Paul Dédalus è condiviso da
Antoine Bui, Quentin Dolmaire e Mathieu Amalric.
Dei tre corpi-memoria (infanzia, giovinezza, maturità), l'ultimo pronuncia "je me souviens", risorgendo gli altri in un
tourbillon
romanzesco, una riconfigurazione ininterrotta che prosegue oggi con un
vero-falso prequel, che non si impone subito con evidenza ma trova
progressivamente il suo battito. Un movimento retrospettivo che assume
la forma del ricordo e un movimento di rilancio che lo rimette in
circolo, incarnato in volti sconosciuti (Antoine Bui, Quentin Dolmaire) e
splendidamente lontani dal loro doppio più àgé (Mathieu Amalric).
Fantasma di carne e sangue con cui s'intendono senza vacillare nello
spettatore il credito di un personaggio che non smette di sbocciare.